IN IRAAAAN???? MA SEI IMPAZZITOOOO????
Questa era più o meno la reazione standard di amici, colleghi, conoscenti una volta appresa la mia intenzione di trascorrere le vacanze pasquali in terra persiana.
E d'altronde come biasimarli? Per anni l'Iran ci è stato dipinto come un paese cupo e pericoloso, un paese di donne represse e sottomesse e di fondamentalisti fanatici pronti ad additare l'infedele come il nemico da combattere...
Niente potrebbe essere più lontano dalla realtà...
L'Iran, un paese con una storia millenaria, un patrimonio storico e culturale immenso, frutto delle influenze dei numerosi popoli che nel corso dei secoli lo hanno attraversato: Greci, Turchi, Arabi, Mongoli... Un crocevia tra oriente e occidente, un paese esotico ed affascinante.
Un viaggio, quello in terra persiana, che non lascia certamente indifferenti...e chi ritorna porterà per lungo tempo nel cuore il ricordo di Persepoli e delle sue pietre intrise di secoli di storia; dei suoni e dei colori dei bazar; di un popolo che ancora commemora commosso le migliaia di vittime della guerra contro l'Iraq che 30 anni fa insanguinò il paese, e che venera la tomba di un poeta vissuto 700 anni orsono ed ancora oggi è considerato fonte di vita e di ispirazione; della meravigliosa piazza di Isfahan piena di famiglie e di gente gioiosa e festante per le celebrazioni del Nowruz (capodanno persiano)...
Ma l'esperienza più bella ed appagante è senz'altro il contatto con la popolazione locale; una popolazione cordiale ed ospitale in maniera talvolta quasi imbarazzante. Da bravi europei, abituati ad andare sempre di fretta, perennemente incazzati con tutto e tutti, non si può che rimanere stupiti e chiedersi come mai tanta gente per strada ci sorrida e ci saluti...
Un popolo, quello iraniano, desideroso di aprirsi al mondo e di far conoscere al mondo il proprio paese per quello che realmente è, al di là dei pregiudizi, e dei falsi stereotipi.
"Welcome in my country" e "What do you think about Iran?" sono le frasi che il visitatore straniero sentirà rivolgersi più frequentemente, in un inglese stentato, dai numerosi iraniani, uomini e donne di ogni età, che cercheranno con lui il dialogo, peraltro in maniera sempre educata e mai fastidiosa. Dialogo che, anche quando non si tradurrà in un invito a visitare la propria casa o la propria città (cosa che avviene più spesso di quanto non si creda), si concluderà comunque con l'immancabile richiesta: "Can I have photo with you?"
Certo come per ogni medaglia, anche la più luccicante, esiste un rovescio; e il rovescio in Iran non può che identificarsi con la longa manus dello stato islamico che, sebbene in maniera meno opprimente che in passato, ancora incombe sulla società.
In Iran alcune libertà che a noi sembrano scontate (come il pieno accesso ad Internet ed ai social network, la visione di pellicole e di canali occidentali) sono negate, quantomeno ufficialmente; alcuni precetti della religione islamica (il divieto di produrre, vendere e consumare alcolici; l'obbligo per le donne di coprire il capo) sono imposte per legge; lo stesso ruolo della donna, nonostante la parità dei diritti sia sancita dalla costituzione, rimane in molti casi marginale, e ancora permangono imposizioni sull'abbigliamento, sebbene oggi molto meno rigide di un tempo; nella maggior parte dei casi, specie per le ragazze più giovani, si limita ad un foulard colorato che copre parzialmente il capo, a corredo di un abbigliamento prettamente occidentale.
Fortunatamente sembra che le cose stiano cambiando; i giovani, che in Iran, a differenza di molti paesi occidentali, costituiscono la stragrande maggioranza della popolazione, hanno già più volte dimostrato di averne abbastanza di autoritarismi e di leader populisti, arroganti, minacciosi e il più delle volte totalmente incapaci a risolvere i problemi del paese.
I risultati delle ultime elezioni tenutesi a febbraio, e che hanno visto la netta riconferma al potere dei movimenti riformisti fautori di una apertura sia interna che verso i paesi occidentali, potrebbe essere un ulteriore segnale che la strada intrapresa è quella giusta, e che il processo di democratizzazione sia in corso, seppur ancora molto lontano dalla sua conclusione.
Un processo che comunque sta svolgendosi in Iran in maniera del tutto pacifica; cosa che in quell'area, il medioriente, dove la maggior parte dei paesi sono dilaniati da guerre, guerriglie, infiltrazioni terroristiche e fondamentalismi di varia natura, non è affatto scontata.
Il prevedibile aumento del flusso turistico dovuto alle aperture verso il mondo, alla cancellazione dell'embargo da parte degli USA con conseguente rimozione dell'infame etichetta di "stato canaglia" attribuita all'Iran durante l'infausta presidenza di J.W.Bush, potrebbe senz'altro aiutare ad accelerare tale processo.
Per quanto mi riguarda, mi sento di consigliare caldamente a tutti coloro che stessero cercando idee e mete per un prossimo viaggio, di prendere senza dubbio in considerazione anche questa insolita destinazione.
Chi da un viaggio cerca gratificazioni, sorprese, emozioni, il contatto con la gente, di certo non tornerà a casa deluso...
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